Frida Kahlo


Sei anche tu una #fridalover?
 " Proverò i pastelli 
affilati fino al punto dell'infinito 
che guarda sempre avanti "
"Dipingo autoritratti perché sono la persona che conosco meglio"
“Murare la propria sofferenza è rischiare di lasciarsi divorare da essa”  Bisogna accettare e affrontare anche l’esperienza più tragica. Frida scelse la pittura per esprimere e superare i propri dolori. Non solo per quanto riguarda le sofferenze fisiche. Il quadro “Il letto volante” è un confronto diretto con l’aborto che ha avuto a 24 anni – “ Hanno sempre pensato che fossi una surrealista, ma non lo ero. Non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà”.
Sono il soggetto che conosco meglio” – Imparare a conoscersi e accettarsi. Vedersi con onestà, non come i selfi, dove filtri e trucchetti da Photoshop modificano la realtà, come siamo e come siamo viste/percepite.


 Frida Kahlo è oggi un punto di riferimento di indipendenza e di stile. Artisti, designer e studiosi l’hanno fatta assurgere a musa e a mito incontrastato,  per la sua capacità di imparare e rinascere dalle proprie sconfitte.La sua storia, attraversata da sofferenze, dolori e solitudine, affascina chiunque ne entri in contatto. Vero è che Frida è passata alla storia per la sua caparbietà, tipica di una donna della prima metà del XX secolo che ha voluto con tutte le forze muovere i primi passi verso una vera indipendenza.

Frida Kahlo ,all'anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon
Coyoacan 6 luglio 1907 - Coyoacan 13 luglio 1954 
è stata una pittrice messicana.

Per una comunista convinta, usare il profumo francese Shalimar e lo smalto rosso era un modo visionario di riconciliare qualcosa che, al resto del mondo, sembrava impossibile: femminilità e femminismo”.

Una donna libera, forte e sperimentatrice. Frida Kahlo non è solo un’artista o la moglie/musa di Diego Rivera. E nemmeno la “Frida” popolare del Messico. Sarebbe troppo riduttivo. Per quanto le sue opere raccontano del suo essere e dei suoi più intimi stati d’animo, è un’icona internazionale, dove convivono femminilità e femminismo. Immagine forte e riconoscibile, al pari di Marilyn Monroe o Audrey Hepburn, nonché fonte d’ispirazione della moda e delle arti, Frida Kahlo con le sue frasi ci lascia un testamento: le sue parole sono lezioni di vita da applicare nella quotidianità. Un manuale per sopravvivere agli aspetti più tristi e tragici, dipingendo a forti colori le paure, le inquietudini e l’amore.
Frida Kahlo è immortale per la sua vita, per la sua personalità che trasuda dai quadri così come dalle sue scelte estetiche. Le ciglia folte, i fiori tra i capelli, i gonnelloni a toni vivi. Si è battuta contro le convenzioni e tutto ciò che rende il sistema omogeneo. Contro l’oppressione.
Costretta per la malattia e per le conseguenze di un incidente in giovane età, ha combattuto nei suoi “luoghi sacri”: il corpo e il letto, piccolo spazio dove ha trascorso un enorme tempo della sua vita. Questi due “luoghi” sconfinano nell’arte, nella pittura che diventa un modo per esprimere se stessa e i suoi patimenti.
Moderna, contemporanea, all’avanguardia. Ecco alcune pillole che ha lasciato ai posteri Frida Kahlo, con la sua opera e vita.
La Storia
Frida Kahlo nacque a Coyoacán, una delegazione di Città del Messico, il 6 luglio del 1907; suo padre era Guillermo Kahlo (nato Karl Wilhelm Kahlo Kaufmann; 1871-1941), un fotografo tedesco, nato a Pforzheim (nell'odierno Baden-Württemberg) da una famiglia ebraica di origine ungherese (Jakob Wilhelm Kahlo, gioielliere, e Henriette Kaufmann), emigrato in Messico nel 1891, mentre sua madre era Matilde Calderón y González (1876-1932), una benestante messicana di origini spagnole e amerinde. Frida fu una pittrice dalla vita travagliata. Le piaceva dire di essere nata nel 1910, poiché si sentiva profondamente figlia dellarivoluzione messicana di quell'anno e del Messico moderno. La sua attività artistica ha avuto di recente una rivalutazione, in particolare in Europa, con l'allestimento di numerose mostre. Affetta da spina bifida, che i genitori e le persone intorno a lei scambiarono per poliomielite (ne era affetta anche sua sorella minore), fin dall'adolescenza manifestò una personalità molto forte, unita a un singolare talento artistico e aveva uno spirito indipendente e passionale, riluttante verso ogni convenzione sociale.[1] Studiò inizialmente al Colegio Alemán, una scuola tedesca, e nel 1922, aspirando a diventare medico, s'iscrisse alla Escuela Nacional preparatoria. Qui si legò ai Cachuchas, un gruppo di studenti con un berretto come segno distintivo, sostenitori del socialismo nazionale, e incominciò a dipingere per divertimento i ritratti dei compagni di studio. Il gruppo ammirava il rivoluzionario José Vasconcelos e si occupava in particolare di letteratura; molte attenzioni erano riservate soprattutto ad Alejandro Gómez Arias, studente di diritto e giornalista, capo spirituale e ispiratore dei Cachuchas e di cui Frida si innamorò.
Un evento terribile, il 17 settembre 1925, all'età di 18 anni, cambiò drasticamente la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine che ebbe solo l'arte come unica finestra sul mondo. Frida all'uscita di scuola salì su un autobus con Alejandro per tornare a casa e pochi minuti dopo rimase vittima di un incidente causato dal veicolo su cui viaggiava e un tram. L'autobus finì schiacciato contro un muro. Le conseguenze dell'incidente furono gravissime per Frida: la colonna vertebrale le si spezzò in tre punti nella regione lombare; si frantumò il collo del femore e le costole; la gamba sinistra riportò 11 fratture; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la spalla sinistra restò lussata e l'osso pelvico spezzato in tre punti. Inoltre, un corrimano dell'autobus le entrò nel fianco e le uscì dalla vagina. Subì 32 operazioni chirurgiche. Dimessa dall'ospedale, fu costretta ad anni di riposo nel letto di casa, col busto ingessato. Questa situazione la spinse a leggere libri sul movimentocomunista e a dipingere. Il suo primo lavoro fu un autoritratto, che donò al ragazzo di cui era innamorata. Da ciò la scelta dei genitori di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che potesse vedersi, e dei colori. Incominciò così la serie di autoritratti. "Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio" affermò. Dopo che le fu rimosso il gesso riuscì a camminare, con dolori che sopportò per tutta la vita. Fatta dell'arte la sua ragion d'essere, per contribuire finanziariamente alla sua famiglia, un giorno decise di sottoporre i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore dell'epoca, per avere una sua critica.


Frida Kahlo nel 1926.
Rivera rimase assai colpito dallo stile moderno di Frida, tanto che la prese sotto la propria ala e la inserì nella scena politica e culturale messicana. Divenne un'attivista del Partito Comunista Messicano a cui si iscrisse nel 1928. Partecipò a numerose manifestazioni e nel frattempo si innamorò di Diego Rivera. Nel 1929 lo sposò (lui era al terzo matrimonio), pur sapendo dei continui tradimenti a cui sarebbe andata incontro. Conseguentemente alle sofferenze sentimentali ebbe anche lei numerosi rapporti extraconiugali, comprese varie esperienze omosessuali.
In quegli anni al marito Diego furono commissionati alcuni lavori negli USA, come il muro all'interno del Rockefeller Center di New York, e gli affreschi per la Esposizione universale di Chicago. A seguito dello scalpore suscitato dall'affresco nel Rockefeller Center, in cui un operaio aveva il volto di Lenin, gli furono revocate tali commissioni. Nello stesso periodo del soggiorno a New York, Frida si accorse di essere rimasta incinta, per poi avere un aborto spontaneo a causa dell'inadeguatezza del suo fisico: ciò la scosse molto e decise di tornare in Messico col marito. I due decisero di vivere in due case separate, collegate da un ponte, in modo da avere ognuno i propri spazi "da artista". Nel 1939 divorziarono a causa del tradimento di Rivera con Cristina Kahlo, la sorella di Frida.
Diego tornò da Frida un anno dopo: malgrado i tradimenti non aveva smesso di amarla. Le fece una nuova proposta di matrimonio che lei accettò con riserve, in quanto era rimasta pesantemente delusa dall'infedeltà del coniuge. Si risposarono nel 1940 a San Francisco. Da lui aveva assimilato uno stile naïf, che la portò a dipingere piccoli autoritratti ispirati all'arte popolare e alle tradizioni precolombiane. La sua intenzione era, ricorrendo a soggetti tratti dalle civiltà native, di affermare la propria identità messicana. Identità messicana evidente anche nel suo modo di vestire. Infatti, Frida si ispirava al costume delle donne di Tehuantepec, un comune di Oaxaca, che ha una reputazione di "società matriarcale". Le donne comandano i mercati locali e sono famose per deridere gli uomini. Probabilmente questo è stato uno degli aspetti che ha catturato maggiormente la sua attenzione.Il suo dispiacere maggiore fu quello di non aver avuto figli. La sua appassionata (e all'epoca discussa) storia d'amore con Rivera è raccontata in un suo diario. Ebbe numerosi amanti, di ambo i sessi, con nomi che nemmeno all'epoca potevano passare inosservati: il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta André Breton, fra i tanti altri e altre. Fu amica e probabilmente amante di Tina Modotti, militante comunista e fotografa nel Messico degli anni Venti. Molto probabilmente esercitarono un certo fascino su Frida Kahlo anche la russa Aleksandra Kollontaj (1872-1952), che visse in Messico dal 1925 al 1926 come ambasciatrice di Mosca, la ballerina, coreografa e pittrice Rosa Rolando (1897-1962) e la cantantemessicana Chavela Vargas (1919-2012).[2] In Messico, durante il periodo post-rivoluzionario, le donne della generazione di Frida Kahlo arrivavano all'emancipazione principalmente per il tramite della politica; probabilmente anche per la stessa ragione la pittrice si iscrisse al Partito Comunista Messicano. Inoltre, come Sarah M. Lowe afferma, “il partito presentava anche un'altra attrattiva: la presenza e la militanza di numerose donne dinamiche la cui indipendenza e autodeterminazione possono aver incoraggiato la pittrice a unirsi a loro”.
Nel 1953 Frida Kahlo fu tra i firmatari (con Bertolt BrechtDashiell HammettPablo PicassoDiego RiveraJean Paul Sartre,Simone de Beauvoir e papa Pio XII) della richiesta di grazia per i coniugi Rosenberg, comunisti americani condannati a morte e poi giustiziati a New York per presunto spionaggio a favore dell'URSS.[3]
Pochi anni prima della sua morte le venne amputata la gamba destra, ormai in cancrena. Morì di embolia polmonare a 47 anni nel 1954. Fu cremata e le sue ceneri sono conservate nella sua Casa Azul, oggi sede del Museo Frida Kahlo. Le ultime parole che scrisse nel diario furono: "Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più.
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