I ricordi da bambina



Erano giorni intensi per Mirtilla e nonna Clotilde ,intente nei preparativi per Halloween,  tutte e due in cucina immerse nelle loro ricette,  si proprio come si faceva una volta , quando nelle famiglie c era calore , e si respirava un aria diversa da oggi .Adesso
c’è chi mangia per vivere e chi vive per mangiare, c’è chi cucina per mangiare e per dovere e chi lo fa per passione o mestiere. La cucina è un’arte dai mille colori e dai mille profumi, dai mille sapori e dai mille odori, proprio per questo il cibo è memoria, quando i profumi e i sapori riportano al passato, quando rievoca immagini, sensazioni, ricordi. La torta del compleanno, il caffè d’orzo bevuto nella tazzina piccola, la polenta fatta nel paiolo di rame sulla stufa a legna. Il cibo è consolazione che avvolge e dà conforto nei momenti tristi della vita. Anche attraverso il cibo passano le coccole della mamma per i bimbi malati, per festeggiare un compleanno o un’occasione speciale. Il cibo è  emozione, ricordi, spesso legati alla figura delle nonne, che alla cucina dedicavano tempo e amore, coinvolgendo i nipoti nella preparazione dei piatti. Ciò che resta nella mente e nel cuore non è un cibo ricercato o prelibato, ma il tempo passato a cucinare, i riti e le cerimonie che si costruivano attorno a ogni piatto, trasformando il semplice cucinare in una vera festa.
Da bambina passavo molto tempo con i miei nonni e la mia nonna, come le nonne di una volta, dedicava alla cucina tempo e attenzioni. Ma il cibo che ricordo con più tenerezza e che per me rappresenta l’infanzia non è un manicaretto prelibato ma la polenta cucinata in inverno, sulla stufa a legna. Quando fuori faceva già freddo e c’era la nebbia la nonna decideva che era giunta l’ora di preparare la polenta, prima di iniziare a cucinare andava alla ricerca della legna migliore nel sottoscala, io ovviamente la seguivo come un’ombra. Prendevamo i ramoscelli piccoli da mettere nella pancia della stufa, poi, una volta acceso il fuoco, toglieva i cerchi di ghisa della stufa per incastrare il paiolo di rame, faceva bollire l’acqua e vi versava dentro la farina gialla, non certo quella precotta che uso io adesso,poi mescolava ore e ore con il cucchiaio di legno. Io guardavo da sotto in su la polenta che bolliva e borbottava, la cucina si profumava lievemente e l’odore della polenta si mescolava a quello della legna, aspettavo paziente che la nonna la versasse sul tagliere di legno, dove rimaneva solida e compatta, pronta per essere tagliata rigorosamente con il filo. Guai se qualcuno osava tagliarla con il coltello. A quel punto me la metteva nel piatto e la mangiavo vorace, non ho più mangiato una polenta così buona. Poi, terminato il pranzo, quando i miei nonni prendevano il caffè, il nonno me ne preparava uno di orzo nel pentolino e me lo metteva nella tazzina piccola, così anch’io avevo l’illusione di bere il caffè come i grandi”.Il nonno aveva un azienda agricola coltivava nocciole e arachidi , e la nonna le tostava nella stufa a legna, e per me era sempre una festa , come quando il sabato faceva la pizza e ci volevano tante ore per farla lievitare....ecco la nonna di Mirtilla era cosi , pura come le nonne di una volta.. . 《La nostalgia dei nostri nonni. Quando sentiamo il cielo ingrandirsi e seminare ricordi e liberare nell’aria il respiro di quando eravamo bambini. Quando sentiamo quell’impastarsi di giochi e risate e nasini rubati e una pressione ci tocca nel petto. E vorremmo di nuovo essere su quel cuscino prima della buonanotte, dove ogni piega della fodera era al suo posto e non c’era nulla di stropicciato.》
(Fabrizio Caramagna)

Miss Mirtilla

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