Gela , Caltanisetta

gennaio 19, 2020




Buonasera raggi di luce!!!
La mia sosta a Gela ( Caltanisetta) è  terminata. Sono in viaggio verso Palermo, in questa profumata Sicilia .
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Eccola lì qui la torre di Manfria  si erge sulla collina che sovrasta tutto il golfo di Gela.  Posizionata nella frazione in provincia di Caltanissetta a pochi chilometri da Gela, è quel che rimane di una delle Torri Costiere della Sicilia, una torre di avvistamento e difesa. .
Ecco perché non poteva mancare la leggenda di Manfrino (della quale esistono diverse versioni), gigante buono e sfortunato, a guardia di un tesoro nascosto, in riferimento al ritrovamento di monete greche e romane nella zona e di una formazione rocciosa interpretata dai più come la sua orma lasciata nella roccia. “Un uomo tanto grande da identificarsi con il nome di Gigante, altri nomi non conosciamo di questo personaggio così grande ed anche così buono”. Il Gigante aveva una sorella bella e splendente nella sua giovinezza e che per riservatezza non usciva mai dalla sua terra, tanto che nessuno sapeva il suo nome e quindi la chiamavano “la bella Castellana. La Torre di Manfria aveva annesso un grande territorio che arrivava vicino al Castello di Falconara, suo confinante, che ospitava tanti alberi secolari da frutta, palme, campi da orto, ruscelli di acqua limpidissima e una distesa di fiori che il Gigante aveva voluto coltivare per la gioia della sorella a cui tanto piacevano. Tutto questo, si dice, lo avevano ereditato da un cavaliere di Malta di cui non si conosce il nome. Il Manfrino non stava mai fermo e con il suo cavallo era sempre in giro. Un giorno, in una di quelle galoppate, vide in lontananza una bellissima figura di donna, aveva una folta chioma bionda, vestita con eleganza e si muoveva con una grazia che lui non aveva mai visto in altre donne, che si aggirava nei suoi campi come se si fosse perduta. Il nostro Gigante spronò il cavallo a tutta velocità per andarle incontro e conoscerla, ma allorquando arrivò nei pressi di lei, quella figura svanì nel nulla come per incanto.
IL tragico epilogo
La Castellana, vedendo l’uomo che si struggeva d’amore e che ogni giorno vagava alla sua ricerca inutilmente, pensò di dare una grande festa così da far ritornare la ragazza e farla incontrare con suo fratello. E così fu. Si fece una grande festa e vennero principi e nobili da tutte le parti della Sicilia e a festa già cominciata entrò furtiva e lieve quella figura di donna così bella e così cara ai suoi occhi da non considerare più tutti gli altri, che invece desideravano le ricchezze del Gigante. La torre con la sua tenuta era infatti conosciuta e soprattutto desiderata da tutti i nobili e per averla non si sarebbero fermati davanti a nulla, ma la presenza del Manfrino, metteva paura a chicchessia e nessuno si azzardava ad infastidirlo per paura di essere sconfitto.

Quella però era la sera buona, involontariamente tutta la nobiltà che bramava quel possedimento era riunita proprio nella torre del Manfrino, tanto che alcuni principi invitati alla festa complottarono contro di lui e sprangata la porta di accesso alla Torre uccisero tutti gli invitati e per ultima, per maggior crudeltà, uccisero la Castellana. Come spesso accade in alcune tragiche storie, il Manfrino non aveva certo fatto i conti con l’avidità e l’invidia umana e nell’inseguire un amore sfuggente finì con l’essere ucciso crudelmente da chi invece bramava tutto ciò che questo omone buono aveva e di cui ingenuamente si era circondato. “Uccisero il Manfrino, il Gigante buono – dice la leggenda – ma non poterono uccidere il suo ricordo e quelle grida d’aiuto che ancora oggi nelle notti serene, nella quiete silente del sito, ad orecchie attente non possono sfuggire”.
#binariododici #mirtillaus

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